Premio Marzocco d’oro a Claudio Giovannesi

Il regista sceneggiatore e musicista Claudio Giovannesi riceverà il Marzocco d’oro 2018 al 36° ValdarnoCinema Film Festival.

Il cineasta, che ha appena terminato le riprese del suo nuovo film La paranza dei bambini (tratto dal romanzo di Roberto Saviano), sarà protagonista di una masterclass sabato 29 settembre dalle 19 curata da Sentieri Selvaggi e moderata da Sergio Sozzo (Direttore editoriale www.sentieriselvaggi.it) e Simone Emiliani (Direttore artistico ValdarnoCinema Film Festival). Alle 22, presso il Cinema Masaccio, ci sarà la premiazione. Poi il regista introdurrà Fiore, presentato nel 2016 al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des réalisateurs.

Claudio Giovannesi è nato a Roma nel 1978. Laureato in lettere moderne, si diploma al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e dal 2001 al 2004 lavora per il programma di Rai3 Blob. Negli stessi anni è regista dei cortometraggi Ultimo taglio e Il cellulare (2000), Caino (2002), La banda (2003), I gabbiani (2004), L’uomo uccello e L’uomo del sottosuolo (2005). Nel 2007 dirige Welcome Bucarest (2007) sui conflitti un ragazzo nato in Romania che vive ad Ostia e frequenta l’Istituto Tecnico Industriale. In La casa sulle nuvole (2009) – Premio speciale della giuria al Brussels Film Festival – segue le vicende di due fratelli (interpretati da Adriano Giannini ed Emanuele Bosi) che partono in Marocco alla ricerca del padre. Dello stesso anno è il documentario Fratelli d’Italia (Premio speciale della giuria al Festival Internazionale del Film di Roma), in cui torna sulle tracce di Welcome Bucarest. È uno sguardo su tre ragazzi italiani di seconda generazione che si raccontano davanti a una videocamera facendo emergere la loro rabbia, le paure ma anche i loro sogni. Alì ha gli occhi azzurri (2012) – Premio speciale della giuria e il Premio alla miglior opera prima e seconda al Festival Internazionale del Film di Roma, il Prix Jean Carmet al Festival d’Angers 2013 – in cui si rintraccia un’ispirazione pasoliniana, ha visto ancora protagonista l’universo adolescenziale, questa volta attraverso un sedicenne di origine egiziana, alla ricerca della propria identità. Ritornano alcuni temi che segnano il suo cinema: il multiculturalismo, gli attori presi dalla strada. E da un punto di vista stilistico la macchina da presa che pedina nervosamente i personaggi e squarci di poesia nello sguardo del paesaggio. In Wolf (2013), attraverso il dialogo del protagonista con lo psicanalista David Meghnagi, ricostruisce il rapporto di un figlio con la memoria del padre, il rabbino capo Benjamin Murmelstein direttore del ghetto artificiale di Terezín che venne accusato di collaborazionismo dopo la Liberazione, processato e poi assolto. Ma dopo che si è trasferito a Roma è stato isolato dalla comunità ebraica. Il film vince il Premio Speciale della Giuria al 31° Torino Film Festival nella sezione Italiana.doc. Nel 2014 ha partecipato al film collettivo 9 x 10 Novanta con l’episodio Il mio dovere di sposa. Nel 2015 dirige gli episodi 7 e 8 (Il principe e il nano e Divide et Impera) della seconda stagione di Gomorra – La serie. Fiore (2016), ambientato in un carcere minorile dove scatta l’attrazione tra due ragazzi arrestati per rapina, viene presentato alla Quinzaine des réalisateurs del 69° Festival di Cannes, ottiene il David di Donatello per il miglior attore non protagonista (Valerio Mastandrea) e il Premio Guglielmo Biraghi (per la protagonista Daphne Scoccia) ai Nastri d’argento. Viene inoltre designato anche Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.

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